mercoledì 19 ottobre 2011

Strategie di Sopravvivenza (Valsassina, luglio 2011)



Il respiro del pianeta si fa sempre più affannoso. Lo sviluppo tecnologico si è fatto incalzante per rispondere alla sempre maggiore richiesta di energia che alimenta le nostre città e il numero esponenziale dei nostri bisogni. Il mondo occidentale sta affrontando gli effetti di una crisi annunciata, diffusasi a macchia d’olio nei ricchi paesi democratici; mentre ad oriente, tra India e Cina, i paesi in via di sviluppo chiedono di poter raggiungere lo stile di vita di americani ed europei. Il sempre maggiore arricchimento di pochi va a scapito della fame di moltissimi popoli. Accontentare ogni nostro desiderio, ogni necessità nostra e dei nostri figli è un dovere a cui non possiamo sottrarci e il sistema economico specula proprio su queste fragilità. Per farci spazio in questo pianeta, che sembra farsi sempre più piccolo, ne abbiamo invaso e sfruttato ogni angolo. Dagl’anni Sessanta e Settanta i movimenti ambientalisti iniziano a suonare un campanello d’allarme: stiamo soffocando il pianeta, la sorte della terra, di piante, animali e interi ecosistemi è in pericolo.

Strategie di Sopravvivenza invita gli artisti, attraverso il loro lavoro, alla ricerca di possibili soluzioni. Non chiediamo ovviamente agli artisti di risolvere i problemi del mondo, ma di porsi domande (e di porle ai visitatori della mostra) facendo del linguaggio dell’arte uno strumento d’interpretazione poetico, giocoso e sublimato, trovando così strade inedite che solo la creatività può solcare.

L’idea della mostra trova spunto proprio dalla Valsassina, coinvolgendo diversi Comuni di montagna, luoghi splendidi e da preservare, soggetti alla presenza dell’uomo e ai suoi interventi sul territorio che molto spesso risultano invasivi. Agli artisti sarà chiesto di dialogare con il territorio ospitante, trovando spunti riflessivi in questi luoghi. Dovendo fare i conti quotidianamente con una società in corsa verso lo sviluppo, i piccoli centri di montagna sembrano voler fermare questo orologio impazzito, ritornando a dei ritmi più vicini a quelli naturali, conservando tradizioni e invitando le persone alla contemplazione e al rispetto della natura.

dettagli qui

http://www.laboratorioalchemico.com/?p=494

Nemeton. Perdersi nel bosco iniziatico


21 maggio - 20 luglio 2011, Parco del Ticino
Parco di Villa Annoni di Cuggiono (Silvia Argiolas, Marta Colombi, Cracking Art, Andrea Francolino, Silvio Giordano, Aura Zecchini). Area protetta della Fagiana, Magenta (DEM, Moneyless, Riccardo Pirovano e Marta Fumagalli, Michela Pozzi, Michael Rotondi, Miriam Secco)
per i dettagli

venerdì 25 febbraio 2011

dal 24 febbraio, serata calda di vernissage


Gianluca di Pasquale, Celie 3, olio su tela, 50 x 40 cm. 2010. Monica De Cardenas



Martina della Valle, Blu, fotografie di origami. Artopia



Martina della Valle, Blu, installazione di origami su carta cianografica blu. Artopia


In realtà ho anche visto la mostra da Cardi BB, ma ho trovato inutile documentare, un po' per la qualità, un po' per l'ambiente mediocre da paparazzi-impellicciate rifatte-buttafuori all'ingresso.
Dalla De Cardenas sono rimasta un po' basita per il fritto servito, cioè sembrava ottimo eh, ma in una galleria d'arte sentire il puzzo di fritto tra le sale con relative mani unte e bisunte dei presenti.. è un tantino out! Come sempre gran classe e raffinatezza da Artopia con una mostra "sul tema della traccia e delle impressioni arricchendosi dell’esperienza realizzata nel 2009 presso la residenza giapponese di Onomichi. Infatti l’ importanza simbolica della luce e la registrazione fotografica degli effetti delle radiazioni solari si intreccia in Blu con un elemento di dinamicità maturato all’interno dell’ incontro con un maestro costruttore di origami. Dal bianco e nero evanescente e impalpabile dei lavori precedenti che testimonia il risultato di un accadimento, l’ attenzione di Martina si rivolge ora ad una realtà in divenire, legata al ciclo vitale di distruzione e perpetua rigenerazione delle cose, rappresentandola nel momento di passaggio da uno stato all’altro." (dal comunicato stampa)












mercoledì 23 febbraio 2011

Ieri sera, estratto di Mi Artextil


Luca Matti, Blatte ambulanti, 1995, copertoni
dalla collezione Bertolaso Totaro


Giusy Marchetti, Mi ritorni in mente, 2001,
Fiat 500 F del 1970 ricoperta di fili di lana lavorati all'uncinetto e punto basso



Yasuko Iyanaga, Gift from the sea-air, 2005
dalla collezione Bertolaso Totaro



Tutto ciò alla My Own Gallery di via Tortona, Milano.
Dettagli su Miniartextil, che si tiene tutti gli anni a Como: www.miniartextil.it






martedì 22 febbraio 2011

La mia nuova protetta

Barbara Matilde Aloisio, Copricuore (dalla serie Copriorgani), macramé cotone e lattice, 2003

mercoledì 16 febbraio 2011

Duvier Del Dago, Entelequia, installazione presso Amy d Arte Spazio, Milano, 2011


A proposito di trame e nodi che creano, nell'intersezione dei fili, la realtà che ci circonda...
Piotr Uklański
UNTITLED (TBT)
2010
Colorante reattivo su tessuto di cotone ossidato applicato su tela di cotone
236.7 x 235.5 x 3.3 cm
courtesy Galleria Massimo De Carlo


Visto mamma, che non sono l'unica ad annodare magliette e jeans per poi buttarli in candeggina?!

domenica 13 febbraio 2011






performance Turpiacque

27 novembre 2010




Ricordo ancora le vacanze a Genova, del giugno 1991. Avevo 11 anni e quell’estate non rimase impressa nei miei ricordi per i giochi sulla spiaggia e i bagni nel mare. E’ ancora viva in me l’immagine delle ciabattine di gomma impregnate del petrolio disperso in mare e sulle coste per lo scoppio della petroliera Haven, avvenuto l’11 aprile precedente. Sono sconvolgenti le conseguenze di questi disastri ambientali, come quello del vicinissimo (nel tempo e nello spazio) episodio doloso che ha coinvolto il Lambro, inondato da gasolio e olio combustibile. Sono molti i documentari che mostrano le conseguenze di queste stragi e trovo che le scene con il più forte impatto emotivo siano quelle in cui gli uccelli si aggirano sofferenti impregnati di petrolio. Come già avvenuto con Bird Houses, vorrei mettere in luce nella performance Turpiacque, le similitudini tra uomo e animale, perché, nel rispetto delle reciproche diversità di specie, trovo possano esistere delle affinità.

La performance Turpiacque mette in luce la tensione dell’animale che cerca invano di liberarsi dal petrolio che ha addosso e allo stesso tempo rappresenta le inquietudini umane, l’afflizione e il desiderio di evasione da situazioni che a volte vengono percepite come insormontabili. L’acqua, il cui valore simbolico è legato alla purificazione, viene compromesso. Diventa un luogo di pericolo per le specie animali ad essa legate.


Un progetto di Nila Shabnam Bonetti
Organizzazione Associazione Laboratorio Alchemico
Abito e accessori di Barbara Matilde Aloisio, Elena Salmistraro, Emila Sirakova e Mahboob Zavar
Musiche di Marco Garegnani
Attrici Elena Cattaneo, Jessica Scorza, Claudia Maina, Emila Sirakova e Mahboob Zavar
Trucco Federica Fugazza

performance Sala d'attesa


Dal 20 ottobre al 14 novembre 2010
Biodiversità Mistiche
mostra personale di Miriam Secco
presso l’Acquario Civico di Milano


L’Acquario Civico di Milano è lieto di annunciare Biodiversità Mistiche, mostra personale dell’artista Miriam Secco, a cura di Nila Shabnam Bonetti. La giovane artista si forma tra Milano e Bruxelles dove approfondisce un linguaggio espressivo che si muove con disinvoltura tra metodi di lavorazione antica e artigianale come la tessitura di arazzi, il disegno a china e la cartapesta per le maschere da utilizzare nel corso di azioni artistiche contemporanee come performances e installazioni, volte a stimolare i sensi dei visitatori, coinvolti attivamente ed emotivamente nei suoi lavori. In Belgio l’artista approfondisce la sua ricerca orientandosi verso un approccio antropologico all’arte, rendendo la pratica artistica stessa una forma di ritualizzazione. La scelta del bianco, colore che da anni predomina nelle opere dell’artista, riveste un valore simbolico, permette il compiersi di un rituale purificatorio e di continuo controllo e trasformazione del caos di natura interiore e universale. Il bianco, nella complessità della sua valenza, e il suo opposto, il nero, stimolano una riflessione sul senso della vita e della morte. Queste estreme polarità tireranno le fila del progetto di mostra concepito appositamente per l’Acquario Civico. In tale sede sarà possibile assistere alla performance Sala d’attesa, ospitata nella Sala Vitman nel corso del vernissage, in cui ricorreranno le figure caratteristiche dell’artista, gli uomini con la testa da pesce, presenti anche nelle opere a parete installate nell’area espositiva del piano terra (Do you like apple?, Kosmonavt, Francescani tropicali, Sertralina e Alprazolam, La Tigre Assenza). La maschera fonde l’essenza dell’uomo e dell’animale, nasconde l’identità dell’individuo che partecipa alla natura simbolica del pesce, rivelandone le caratteristiche filtrate attraverso la sua stessa personalità. Sempre durante il vernissage, il giardino d’inverno accoglierà i visitatori della mostra con La Cena Bianca, invitandoli a partecipare attivamente gustando assaggi di cibi bianchi le cui ricette risalgono alla tradizione culinaria cinquecentesca.
L’arte di Miriam Secco porta con sé domande sul senso dell’esistenza, alla riscoperta di una dimensione spirituale troppo spesso soffocata dal consumismo della società occidentale. Per contrastare questo approccio che svaluta il valore delle cose e delle persone, che sollecita allo spreco, all’usa e getta a discapito del pianeta, l’artista sceglie di utilizzare materiale povero e di recupero per la realizzazione dei suoi lavori (fazzoletti di carta, guanti chirurgici, carta e cartone d’imballaggio) con lo scopo di dare nuovi significati agli oggetti, riqualificandone la funzione e dando nuova vita al materiale di scarto. Sempre nel giardino d’inverno, legati al tema del materiale povero, sarà possibile vedere esposti i due arazzi Lacrime e Sangue che ci ricordano l’inscindibile essenza, spirituale e carnale, dell’essere umano.

giovedì 22 aprile 2010

e Kathèuda va...


Oggi, dopo i soliti problemi di rimbalzo tra i vari uffici del comune di Milano, ho avuto conferma dall'assessorato Teatro e Danza per Kathèuda. Sanno tutti fin dall'inizio che le cose si possono fare, ma la burocrazia prevede la complicazione anche delle cose più semplici, talvolta per scaricare la colpa sugli altri in caso di problemi. Fortunatamente sono stata seguita da un abile e gentile Sig. Callegari che mi ha aiutato nella gestione dei casini tra assessorato (sfilza di suoi sueriori) e Occupazione Suolo Pubblico (altro ufficio di quelli che mi incasinano l'esistenza).
Ora, se il 26 maggio dovesse piovere, credo che potrei andare incontro a una grave crisi isterica!

Abbiamo le performer, almeno tre sicure. Stefania Testagrossa, Giada Nossa e Carlotta Origoni (attendo sua conferma) e tramite lei dovremmo accedere ad altri attori del Paolo Grassi, soprattutto per future collaborazioni.

Sì perché ho in cantiere un piano di conquista del mondo, tra le altre cose...
Portate pazienza alchimisti!

BIRD HOUSES trovano casa a loro volta

Sugli alberi dei Giardini Pubblici Indro Montanelli (di pta Venezia).Salvo imprevisti (deterioramento o atti vandalici) resteranno esposte in loco fino al 2012. E' possibile reperire la mappa cartacea dell'installazione presso l'adiacente Museo Civico di Storia Naturale (aperto fino alle 17.30) o presso il Bar Bianco all'interno dei Giardini. Potete stamparla a casa scaricandola dal sito laboratorioalchemico.com



Siva

Vescovi


Rotondi


Secco


Lupo


Francolino


Fracassio

Martinez

Berse

Beolchi

Karanovic

Argiolas


sabato 27 febbraio 2010

studio d'artista

Tamara Ferioli, Siva, Andrea Francolino, Florencia Martinez








bird house



Sono in fase di consegna casette, quindi sto mettendo il naso negli studi degli artisti

lunedì 8 febbraio 2010

kathèuda - le quattro figure dormienti






Kathèuda è una performance d'arte contemporanea, rivolta al pubblico dei passanti, che avrà luogo mercoledì 26 maggio 2010 a Milano, dalle ore 17.00 alle 19.00 in Piazza Castello, Corso Vittorio Emanuele II, Piazza Fontana e Piazza Sant'Eustorgio.
Si tratta di quattro figure femminili dormienti (sdraiate, immobili), ognuna delle quali sarà presente in uno dei quattro punti menzionati della città. Le figure rappresentano quattro momenti significativi nella vita della donna: menarca, matrimonio, gravidanza e lutto.

L’evoluzione individuale di ogni essere umano è strettamente legata alla preparazione e al superamento di tappe imposte dalla società cui egli appartiene. Ogni percorso si divide in mete: raggiungerle e porsene altre è parte integrante della vita di ognuno di noi, che questo avvenga più o meno consciamente. E questo è un fenomeno trasversale per tutte le culture, siano esse tradizionali, quindi ancora fortemente legate al sacro, o moderne, occidentali, tecnologiche.
Tutto questo presuppone che prima di raggiungere un obiettivo e dopo averlo raggiunto ci si senta due persone diverse. Cambia il nostro status sociale e la percezione che abbiamo di noi stessi, ma anche quella degli altri nei nostri confronti. Da un istante all’altro ci troviamo cambiati, rivestiamo un nuovo ruolo e si presentano nuove responsabilità, nuove aspettative.
Nel progetto Kathèuda (quattro scatti fotografici e performance) vorremmo porre l’attenzione su cosa sancisce il passaggio da uno stadio esistenziale a un altro, ovvero i riti di passaggio come fenomeno universale e necessario per tutte le culture del mondo.
Abbiamo scelto di rappresentare figure femminili per ovvia sintonia e perché la donna si trova ad affrontare fenomeni affascinanti nel corso della propria vita, primo fra tutti la gravidanza.
Il rito di passaggio, che si tratti della cerimonia di nozze tra i Khond dell'India meridionale o di una laurea occidentale, presuppongono un graduale investimento di energie per raggiungere lo scopo, che culmina, al termine dell’iter, in una cerimonia, un riconoscimento pubblico che garantisce il passaggio di stato. Andando a indagare microscopicamente i rituali, che siano essi rigidamente strutturati o che lo siano approssimativamente, vorremmo poterci concentrare sul suo momento culminante, potendo individuare un ipotetico istante in cui il soggetto della cerimonia transita da uno stadio a un altro come sospeso tra una zona e l’altra, senza essere nulla. In quella specifica frazione temporale vorremmo poter immaginare la figura femminile interpretare quel “nulla” attraverso l’allontanamento da se stessa che solo il sonno e la morte possono permettere. In un momento culminante, in cui l’essere se stesse è al centro dell’attenzione di tutti, le figure dormienti si estraniano, rendendo eterno quell’istante in cui il “non essere” è una condizione imprevista, come sottraendosi all’indispensabile socialità richiesta ad ogni individuo. Questo apre una riflessione sull’essenza del nostro essere, sul nostro essere a prescindere dalla società cui apparteniamo, quindi potremmo definirlo una sorta di “non essere”, perché estraniarsi dalle proprie radici culturali e sociali vorrebbe dire cancellare la nostra identità, raggiungendo una profondità interiore nascosta e primordiale.

Le figure scelte rappresentano quattro passaggi importanti nella vita della donna: primo ciclo mestruale (menarca), matrimonio, parto, lutto. Ognuna di queste figure è riconducibile alle stagioni, così come è possibile “riconnettere le cerimonie dei passaggi cosmici alle cerimonie di passaggio umane” (Arnold Van Gennep, I riti di passaggio. 1981, Bollati Boringhieri, Torino, pag. 6). Ognuna della figure è strettamente legata all’ambientazione architettonica in cui è inserita, scegliendo come città Milano. Il colore dell’abito che indossano ha un preciso significato. Il menarca, in abito rosso, in piazza Castello, la rinascita della natura e la maturità sessuale; fa da sfondo il Castello Sforzesco che richiama una dimensione fiabesca, legata ancora all’infanzia. Matrimonio, in abito bianco, la donna che raggiunge la piena maturità emotiva e sessuale, nella Galleria Vittorio Emanuele II, al centro dell’intersezione delle due braccia della struttura, come l’incontro della donna con l’amore, un luogo coperto e protetto dalle intemperie, così come l’unione coniugale è fonte di protezione e sostegno.
La gravidanza, abito verde, in Piazza Fontana, l’acqua come fonte di vita. La figura che si confronta con il lutto, abito nero, la natura si addormenta. Il luogo scelto è piazza Sant’Eustorgio con di sfondo la Basilica intitolata al santo, luogo sacro, di raccoglimento e riflessione, abbandono e conforto nella fede, chiusura del ciclo esistenziale.

domenica 7 febbraio 2010

BIRD HOUSES work in progress...









Le casette sono realizzate esclusivamente con materiale recuperato, soprattutto legno proveniente da bancali, l'aspetto grezzo e imperfetto è determinato da questa scelta. La struttura è creata seguendo le indicazioni di LIPU affinché gli uccelli possano trovare nei nostri nidi le migliori condizioni per allevare i loro piccoli

BIRD HOUSES, il nuovo progetto di Laboratorio Alchemico

Le bird houses saranno 10 piccoli nidi artificiali realizzati esclusivamente con legno di recupero, seguendo i principi di Laboratorio Alchemico, particolarmente sensibile al tema ecologico, ambientale e del reciclo. Le dimensioni saranno di circa 20 x 20 x 20 cm, con un piccolo foro d'apertura per l'ingresso del volatile. Ognuna delle case per uccelli verrà assegnata a un artista che le dipingerà, selezionando gamme cromatiche che, mimetizzandosi con l'ambiente, risulteranno accoglienti per i piccoli uccelli. Visto il riscontro positivo da parte del Comune di Milano, con l'appoggio del Garante degli animali Gianluca Comazzi, procederemo all'inserimento delle case nel contesto cittadino attaccandole agli alberi, dal 14 aprile 2010, data che coincide con l'inizio del Salone Internazionale del Mobile di Milano. Distribuiremo nei luoghi più popolati della città in quel periodo (zona Tortona, Bovisa, uffici pubblici) materiale promozionale con cartina su cui saranno segnate le stazioni installative interessate.
Tra le zone selezionate: Piazza Fontana, Piazza della Scala, Parco Sempione, Piazzale Cadorna, Piazza Sant'Eustorgio, Brera, Giardini di Porta Venezia, zona Tortona, Stazione Centrale, Piazzale Cimitero Monumentale. Inoltre in accordo con l'Associazione Onlus LIPU, vorremmo inserire i nidi all'interno di un percorso di Bird Watching.
Vorremmo fissare le bird houses all'altezza di circa 2.50-3 m (visibili ma fuori dalla portata), posizionandole nel punto di incontro tra tronco e ramo preferibilmente, con spago e filo di ferro in modo da renderle sicure e stabili.

Abbiamo concepito l'installazione come permanente o da lasciare in loco almeno per un anno.

Abbiamo proposto al Museo Civico di Storia Naturale di poter esporre all'interno della struttura le case-opere d'arte dal giorno 1 al 10 aprile 2010, ottenendo un riscontro positivo da Mauro Mariani, Coordinatore del Polo dei Musei Scientifici di Milano.


"Questa è la vera natura della casa: il luogo della pace;
il rifugio, non soltanto da ogni torto,
ma anche da ogni paura, dubbio e discordia."


da Sesamo e gigli di John Ruskin


Le moderne metropoli sono enormi luoghi d'accoglienza. C'è posto per tutti: ci si vive, si lavora, si socializza. Un luogo ideale per consumatori di servizi al passo coi tempi. Ma l'architettura delle grandi città non sempre coincide con le esigenze pratiche ed estetiche di chi si trova a doverne usufruire direttamente, ovvero i cittadini. E così anche gli spazi di transito quotidiano risultano asettici e spesso angusti. Ci si allontana sempre di più dal sentire la propria città un bene comune e, tanto meno viene percepita come un bene individuale, personale, di cui occuparci poiché ci appartiene tutelandolo con piccoli gesti e accortezze. Secondo l'opinione di Franco La Cecla, realtà abitative marginali come quella degli squatters o delle favelas permettono una relazione con lo spazio più personale e spontanea, più diretta.
L'unica dimensione spaziale su cui possiamo realmente ancora intervenire, per personalizzarla e incidere il nostro segno, è l'interno della nostra casa. L'espressione creativa individuale è relegata all'interno di piccoli appartamenti monofamigliari. La propria casa, nella grande città, diventa un luogo prezioso di intimità che permette di ritagliare una dimensione personale. E' senza dubbio il luogo della protezione per eccellenza, in cui ci sentiamo più a nostro agio. Seppur la casa non sia un bene scontato. Ci sono condizioni non sempre facili, come per gli studenti costretti a condividere appartamenti e stanze con sconosciuti, gli immigrati stretti in microscopici appartamenti, le persone che non hanno la possibilità di pagarsi un affitto rischiando di perdere la casa e di vivere per le strade (4.000 senzatetto solo a Milano). Oltre a tutte le realtà domestiche di disagio, come le difficili relazioni all'interno delle famiglie che troppo spesso diventano veri casi di violenza domestica. Quindi in moltissimi casi l'abitazione assume accezioni negative, percepita come luogo di malessere, pericolo, soffocamento. Viene spontaneo associare al senso di estraneamento verso il nostro ambiente, le condizioni di disagio e difficoltà che devono affrontare quotidianamente i piccoli uccelli di città trovandosi, come noi, alle prese con una città sempre di corsa che ha sempre meno spazio per i suoi abitanti.

Il progetto delle Bird Houses nasce come riflessione sul concetto di casa nelle sue molteplici accezioni. Quelle che vorremmo creare (case per piccoli uccelli di città dipinte da artisti contemporanei che operano a Milano) fanno riferimento all'idea di abitazione come manifestazione della creatività individuale e come luogo di riparo dalle insidie del mondo, sollecitando un'ampia riflessione sulla necessità di un'edilizia pubblica e privata che tenga conto del parere dei cittadini/abitanti e una riflessione sul piano della tutela delle singole realtà famigliari, abitative e domestiche, dove troppo spesso si consumano realtà di disagio che restano all'oscuro. Donando così una casa ai piccoli volatili che popolano numerosi la nostra città. Ognuno merita il suo luogo di pace, secondo la definizione di Ruskin.

martedì 10 novembre 2009

io, mio padre e l'ambiente


Valentino Menghi, particolare dell'installazione ReUsa Barcelona, Sala Vincon, Barcellona, 2009



Quando ero bambina i vari temi ecologici (risparmio energetico, reciclo, fai da te, etc.) erano ancora poco sentiti dalla gente comune. Mio padre, vuoi per una sua implicita tirchieria che sfortunatamente da sempre accusiamo in famiglia, era già devoto alla causa. E lo è tutt'ora, orgoglioso per il mio interesse sull'argomento. Intrugli di rifiuti organici per concimare le piante, ossessiva divisione della spazzatura negli appositi cestini differenziati, reinventare la funzione degli oggetti di scarto, spegnere sempre tutte le luci che non servono e le spie in stand-by. Devo dire la verità, io non lo sopportavo. In famiglia lo chiamavamo tutti "maniaco ossessivo compulsivo". Oggi i temi ambientali sono sotto gli occhi e giungono alle orecchie di tutti. Le risorse non sono infinite ed eterne (è sicuramente lo slogan di questo nuovo secolo).
Ci sono due aspetti importanti che vorrei citare in merito. Uno positivo, l'altro negativo.
Quello positivo è che nel Corriere della Sera Magazine (n. 43) si trova un articolo di Cristina Gabetti che introduce il suo libro Occhio allo spreco, appena uscito in libreria, in cui fornisce una serie di suggerimenti per risparmiare e non sprecare. Nell'articolo scrive una cosa solo apparentemente secondaria, a proposito dei cestini della spazzatura: "Se non avete abbastanza spazio sotto il lavandino per i contenitori della raccolta differenziata, createne di piacevoli da lasciare in vista". E' questo il punto. L'aspetto estetico. Perché della spazzatura, dello scarto, vediamo esclusivamente l'aspetto negativo, il residuo di cui sbarazzarci. Mi interesso esattamente di questo seguendo Valentino Menghi: gli scarti possono essere riutilizzati, dandogli una nuova funzione, rendendoli opere d'arte (addirittura!)
Ma un aspetto del ''vivere ecologico'' che trovo davvero fastidioso è questo renderlo un business riservato all'élite. Esempio, Progetto CityLife di Daniel Libeskind nell'area della Fiera City, una nuova, enorme area residenziale super cool che si impegna nella tutela dell'ambiente con edifici classe energetica A. Pubblicizzati nello Spazio CityLife in piazza Cordusio (entrano giusto giovani coppie sul genere la figlia bella di Berlusconi e il giovane brillante imprenditore figlio di brillanti imprenditori). Certo, è il progetto di un architetto vip. Certo, costano certi materiali, i pannelli solarie e tutto il resto. Certo, siamo in centro città. E, visto che siamo in tema (e sono un po' incazzata), vorrei menzionare anche tutti questi supermercati naturali per benestanti sottopeso, super ecologici, sì sì, intanto solo per impacchettare l'intero prodotto commerciale quanto avranno speso? E i detersivi ecologici che costano il triplo (quando si potrebbe farli a casa con alchol, acqua distillata, olio essenziale e poche goccie di detersivo per piatti, of course).
Stona così tanto tutto questo con mio padre che va al lavoro sulla graziella sfasciata dell'Ottantasette, munita di cestino realizzato con una cassetta della frutta colorata...
Non mi dimenticherò mai che il verme (denominato ''lo zio'') nella mela piccola e brutta, fa la mela buona, anzi buonissima!



giovedì 8 ottobre 2009


30 settembre 2009
Milano, piazza Duomo
Di Cielo in Cielo

domenica 27 settembre 2009

too close to heaven


Lavorando a Di Cielo in Cielo, performance

Venerdì ho attaccato le opere (tutte) ai palloncini, per fare delle prove. Già ad agosto mi sono recata nel magazzino del negozio a Trezzano sul Naviglio. La prova di agosto risultò positiva, infatti dava per certo che due fogli a4 in una cartelletta trasparente attaccata a un palloncino di 14 pollici non avrebbero impedito il volo di quest'ultimo. Ma c'è sempre qualche problema, specialmente perché qui si parla di grammi. La prova di due giorni fa mi ha fatto escludere la presenza del foglio di testo con comunicato stampa nella cartelletta. Quindi verrà inserito un piccolissimo biglietto (italiano/inglese) con scritto "Se ricevi questa opera scrivi a info@..." etc.
Per molte opere ci vorrà anche più di un palloncino da 16 pollici.
E' incredibile come, una cosa apparentemente molto semplice, possa complicarsi.
Mercoledì sarò tesa, già lo so. La cosa che più mi spaventa è il tragitto dal negozio di palloncini al Duomo. Fortunatamente il posto è vicinissimo (corso Genova, per intenderci), per cui molti saranno caricati in macchina, gli altri li porteremo a piedi. Esattamente ho il terrore che volino via, che sfuggano (e, sicuro, me lo sognerò nelle prossime notti). Gli oggetti solitamente non scappano e se lo fanno cadono a terra! Questi volano via!
Nel frattempo ho pensato di utilizzare il palloncino rosa per le prove, ormai sgonfio, per creare una Nila fantoccio. Notevole somiglianza direi...

lunedì 21 settembre 2009

riflessione di venerdì 18 sett 09

Ieri sera, dopo l'apertura della mostra di Valerio Adami pressola Fondazione Marconi di Milano, mi sono trovata a discutere con Beli Karanovic di cosa non va oggi nell'arte in Italia. Ho scoperto di non essere l'unica (e non siete gli unici, voi, illuminati lettori) a pensare che il problema sia legato a una mancanza di entusiasmo e di spirito di aggregazione-condivisione da parte dei giovani artisti. E conseguente dittatura dei galleristi che pare impongano LE regole. L'individualismo taglia le gambe all'arte. Un tempo gli artisti comunicavano e collaboravano all'insegna di ideali, oggi pare ci sia insana competizione e devozione verso galleristi purtroppo incompetenti, specialmente quelli che si occupano degli esordienti, impegnati nella ricerca di un'arte mediocre e poco innovativa, con l'biettivo di vendere. E si vende meglio ciò che è più facilmente comprensibile e socialmente (e storicamente) accettato. Coesione, collaborazione, studio, carattere, determinazione, influenza reciproca. Non potete farne a meno, cari, giovani artisti. Imponetevi. Voi e la critica dettate le leggi!
Positivamente impressionata (parliamo di cose recentissime) dall'iniziativa di Elena Rapa e Laura Giardino (e relativi collaboratori) di creare la fanzine Graffa. Non smetterò MAI di credere che la creatività riesca a esprimersi e impressionare anche con pochi, poveri mezzi. Con il culo parato dai soldi del Papi è facile fare arte. Sarebbe importante oggi catalizzare l'attenzione sui VERI artisti, quelli che con carta e penna, in 10 minuti ti mettono davanti un disegno e tu non puoi che reagire con un "WOW" a ciò che ti mostrano.